Totale per provenienza / total by performer's country of origin

  provenienza dell'interprete -
performers' country of origin
n.
covers
  France 1193
  USA 594
  Germany 527
  Belgium 458
  Netherlands 394
  Italy 317
  UK 299
  Canada 267
  Japan222
  Austria138
  South Africa133
  Poland123
  Spain 121
 flag multiple 119
  Sweden115
  Finland89
  Ireland79
  Israel 76
  Russia70
 flag Australia59
  Brasil 57
  Greece 41
  Switzerland40
  Denmark39
  Croatia36
  Czech Republic32
  Norway 32
  Argentina24
  Slovenia18
  Vietnam16
  Mexico 15
  Romania 13
  Åland13
  Portugal12
 Luxembourg10
  Turkey10
  Jamaica9
  Hungary6
  New Zealand6
  Cuba 5
  Morocco5
  Ukraine5
  Iran5
  Haiti5
  Philippines5
  Algeria4
  Bosnia and Herzegovina4
  Martinique 4
  Serbia4
  Chile3
  Colombia3
  Hong Kong3
  Iceland3
  Lithuania3
  Puerto Rico2
  Malaysia2
  China2
  Bulgaria2
  Lebanon2
 Slovakia2
  Uruguay2
  Tunisia1
  Singapore1
  Senegal1
  Dominican Republic1
  Madagascar1
 Jordan Jordan1
  India1
  Estonia1
  Comoros1
  Cayman Islands1
 Benin1
 Taiwan1


- Criteri di classificazione -

In questa pagina le cover delle chansons di Jacques Brel sono riepilogate secondo la provenienza dell'interprete che le ha eseguite. Il concetto di provenienza che abbiamo utilizzato non coincide strettamente con la nazionalità, quanto piuttosto con la classificazione ISO 3166 dei paesi, che comprende oltre agli Stati anche alcuni territori dotati di una forte autonomia all'interno dei loro Stati. A questi abbiamo aggiunto, per nostra necessità, la provenienza multipla, che viene impiegata nelle fattispecie di gruppi o ensemble i cui singoli componenti non hanno la medesima provenienza.
Probabilmente esisterà sempre anche il piccolo numero di covers (ad oggi in tutto 58) dei cui interpreti la provenienza è sconosciuta.

In alcuni casi la provenienza dell'interprete non è di facile attribuzione. Prendiamo due nomi famosi: Dalida e Scott Walker. Dalida, nata e cresciuta in Egitto da famiglia italiana, e poi trasferitasi in Francia dove ha basato tutta la sua carriera artistica (pur cantando in numerose lingue, tra cui naturalmente anche l'italiano), per me è francese. Scott Walker è statunitense di nascita, ha iniziato negli USA la sua carriera artistica e ha avuto successo soprattutto in Europa dove si è da lungo tempo trasferito, ma per me rimane statunitense. Ho quindi cercato di dare più importanza alla formazione artistica e culturale che non al semplice luogo di nascita anagrafico, definendo così una sorta di "provenienza artistica".
Ci sono poi quei casi in cui è la nazionalità o la provenienza dell'interprete cambia non per sua volontà, ma perché lo Stato in cui viveva non esiste più... pensiamo allo stravolgimento politico dell'Est Europa dopo il 1989. In questo caso per semplificare ho considerato come buona la provenienza attuale; non troverete quindi, anche se dovrebbero essere accreditate perché ci sono cover prodotte in quegli anni, la Jugoslavia, la DDR e la Cecoslovacchia.

 

- Un breve commento -

Ad oggi si contano ben 73 paesi di provenienza degli interpreti delle chansons di Jacques Brel, senza considerare la provenienza multipla. I paesi europei sono quasi tutti presenti, ma possiamo trovare paesi di tutti i continenti, nei quali l'opera di Brel si è introdotta e sviluppata secondo origini e linee diverse.

È assolutamente normale che la maggioranza relativa degli interpreti delle canzoni di Jacques Brel siano di provenienza francese, soprattutto sulla base dei risultati e delle considerazioni relative alla lingua in cui sono cantate le covers, ovvero in ragione del fatto che la propagazione delle canzoni di Brel è avvenuta non tanto per motivi commerciali quanto piuttosto per ragioni di commemorazione dell'artista e di diffusione nel tempo della sua opera e di alcune specifiche canzoni in particolare. Gli interpreti francesi hanno realizzato circa il 20% di tutte le cover conosciute, ed è soprattutto tramite le loro interpretazioni che si può cogliere l'evoluzione dello stile musicale degli ultimi 40 anni, e come esso abbia di volta in volta modificato l'approccio alla chanson di Brel. Bisogna poi notare come sommando le canzoni degli interpreti francesi a quelle degli interpreti delle altre nazioni francofone (in particolare Canada e Belgio) si rimane lontani dal numero di covers cantate in francese, in cui si sono evidentemente cimentati numerosi interpreti di varie altre nazioni.

Il secondo posto nella graduatoria delle provenienze spetta agli interpreti degli Stati Uniti, che, a differenza degli interpreti tedeschi di cui parliamo dopo, hanno perlopiù inciso una o poche canzoni di Brel. Gli unici che infatti vi hanno dedicato un album intero sono Rod McKuen, Scott Walker, Sheera Ben-David e Amanda McBroom, oltre naturalmente alle diverse edizioni del musical Jacques Brel is alive and well and living in Paris.
Questo dipende dalla particolare modalità con cui gli statunitensi hanno fin dall'inizio adattato le canzoni di Brel, ovvero quella della traduzione in stile crooner o soft-jazz: le prime interpretazioni importanti si devono infatti a Sam Cooke, Nina Simone, Damita Jo, Frank Sinatra, e una volta che questi hanno aperto la strada, sappiamo bene come gli americani si muovano bene sulle strade già battute. Questo ha fatto sì che negli USA canzoni come If you go away e If we only have love siano diventate dei veri e propri standard; quest'ultima in particolare, grazie al suo contenuto spirituale, ha trovato un suo posto fisso nei recital e negli album dei numerosi gruppi di ispirazione cristiana.

Al terzo posto troviamo gli interpreti che provengono dalla Germania, a cui appartiene Klaus Hoffmann, che dall'alto delle sue 108 covers è il recordman assoluto di questa speciale classifica. Come altri interpreti tedeschi, Hoffmann è sia cantante che attore: tra gli altri abbiamo Marlene Dietrich (una delle prime in assoluto a cantare Ne me quitte pas in un'altra lingua e la prima a cantare Brel in tedesco), Dominique Horwitz, Dietmar Horcicka. Il legame tra la Germania e le canzoni di Brel nasce negli anni '70 soprattutto grazie a Klaus Hoffmann, a Gisela May (che allora viveva nella DDR) e probabilmente anche grazie all'austriaco (ma nato in Baviera) Michael Heltau, ed è poi letteralmente esploso negli anni a cavallo tra il 1997 e il 2002, quando diversi interpreti hanno realizzato album interamente dedicati alle canzoni di Brel: ancora Hoffmann e la May, poi Dominique Horwitz, Dietmar Horcicka, Jürgen Picard, Dirk Schäfer, Gottfried Schlögl, Andreas Schneider, Jean-Claude Seferian, Gruppe Hörsturz. Un fenomeno che non è solo di grande quantità ma anche di qualità, dato che vi si trovano alcune delle migliori reinterpretazioni delle chansons di Brel.

Per quanto riguarda Paesi Bassi e Belgio si può fare un discorso comune, date le affinità linguistiche di questi due paesi e le loro affinità con le canzoni e la storia di Jacques Brel. Si può dire che assieme alla Germania siano questi i paesi in cui maggiore è il lascito dell'opera di Brel, sia per quantità che per qualità. Numerosi sono infatti gli interpreti che hanno realizzato interi album o che, come Herman van Veen, hanno avuto l'intera carriera artistica scandita dalle interpretazioni delle chansons di Brel. Si tratta anche degli interpreti che forse più di tutti hanno reinterpretato le chansons in diverse versioni e diverse lingue, tra cui molte dialettali: limburghese, frisone, vallone, groninghese, rendendo così sempre più profonda e più viva la memoria di Jacques Brel.

L'Italia può contare su un ampio numero di covers, grazie soprattutto all'influenza che Brel ebbe sulla ispirazione dei cantautori degli anni '70. Troviamo perciò diverse interpretazioni da parte di Giorgio Gaber, Bruno Lauzi, Herbert Pagani, Patty Pravo oltre al fondamentale lavoro, soprattutto per quanto riguarda la traduzione dei testi, di Duilio Del Prete. Dopo un lungo periodo di oblio negli anni '80 e in gran parte degli anni '90, c'è stata anche in Italia una (timida) riscoperta dell'opera di Brel, testimoniata dalla pubblicazione di alcuni album monografici, come quelli di Rossana Casale, di Renato Dibì e di Luca Faggella, anche se, pur con qualche importante eccezione (Franco Battiato), il tutto rimane confinato in un'area musicale riservata agli appassionati del genere, con un difficilissimo sbocco sul mercato discografico. Bisogna però notare come gli interpreti italiani abbiano in ampia misura colto e recuperato l'anima popolare delle composizioni di Brel, dedicandogli numerose versioni in forma dialettale: a partire dal bolognese di Dino Sarti e dal genovese di Joe Sentieri fino a Walter Di Gemma, che continua tutt'oggi a sfornare deliziose versioni in milanese delle pungenti canzoni di Jacques Brel.

Gli interpreti di nazionalità britannica hanno avuto un approccio molto simile a quello dei loro colleghi statunitensi, realizzando cioè in prevalenza una sola cover, solitamente una tra Ne me quitte pas e La chanson des vieux amants; a questo si sono comunque dedicati alcuni nomi molto importanti dello show-business britannico degli anni '60-'70, come Dusty Springfield, Tom Jones e Shirley Bassey. La principale eccezione è sicuramente costituita da Marc Almond, che alla fine degli anni '80 ha consacrato la sua produzione alle canzoni di Jacques Brel, attualizzandole in modo molto efficace e coinvolgente. Un altro importante personaggio, che ha reinterpretato solamente due canzoni di Brel, ma che per la sua rilevanza ha inciso in modo significativo sulla diffusione dell'opera di Brel nel tempo e presso un certo tipo di pubblico, è David Bowie, anche se la sua pur splendida resa di La mort ha instillato in molti la convinzione che Jacques Brel sia un cantante triste e che "non stava bene se ogni giorno non scriveva una canzone sulla morte" (da un blog inglese).

(25.08.2009 - da completare)

pagina aggiornata il 22.04.2012


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