JACQUES BREL – SEUL MAIS RÉCONCILIÉ
Abbé François Pierre
éditions Foyer Notre-Dame, Bruxelles, 1961
Série Vie, Amour, Chansons n.5

Questo piccolo libretto (32 pagine, formato 11x15 cm) è stato pubblicato da una casa editrice cristiana di Bruxelles e scritto da un prelato, l’abbé François Pierre, che curava specificamente una serie dedicata agli autori della chanson: tra questi, si trovano monografie dedicate anche a Ferré, Bécaud, Brassens.

libro abbé pierreSi tratta, a mia conoscenza, della prima monografia mai pubblicata su Jacques Brel. Marc Robine nella sua biografia su Brel indica come anno di edizione di questo libro il 1966, ma io mi azzardo a datare il 1961come anno di pubblicazione: questo perché l’analisi presente nel testo si ferma alle canzoni pubblicate da Brel in quell'anno, le fotografie sono chiaramente tratte dal primo periodo di Brel e inoltre da una fonte internet risulta che il volume precedente della serie, il n.4, dedicato alla scena musicale francese, è stato edito nel 1961.

L’interpretazione che viene fatta dell’opera di Brel è chiaramente improntata a una chiave di lettura cristiana, essendo con tutta probabilità i lettori di questa opera persone appartenenti alle parrocchie e ai movimenti cristiani del Belgio.

Considerato che il periodo della carriera di Brel su cui si focalizza l’analisi di questa pubblicazione è quello che va dal 1954 al 1961, ovvero un periodo che comprende i primi passi da artista di Brel, l’interpretazione cristiana ha sicuramente una sua coerenza. Le canzoni di quel periodo (almeno gran parte di quelle fino al 1959) sono infatti ancora prive invece della più virulenta rabbia 'breliana' e imbevute invece di quella ingenua speranza di voler cambiare il mondo che derivava a Brel dalla sua formazione borghese e cattolica; giustamente Brel era stato allora definito con sarcasmo da George Brassens l’“Abbé Jacques”.

Il vero Abbé, il François Pierre autore del libretto, è quindi nel giusto quando individua già nel giovane Brel sentimenti di sdegno verso gli ipocriti che si fingono devoti per puro interesse; è nel giusto anche quando evidenzia l’evoluzione di Brel dalla fideistica speranza dei primi tempi a un maggior disincanto già percepibile nelle canzoni del 1959 e ancor più in quelle del 1961; è però fazioso quando legge in modo molto parziale i testi di canzoni come Le moribond («Rires, danses, libations, tant de bonne humeur prétend étouffer un doute; elle pourrait aussi bien exprimer la joie d’aller chez Dieu…» - pag.25) e La dame patronnesse, o quando dà la sua lettura dell’opus di Brel: «L’œuvre de Brel? Une poursuite inquiète de Dieu, une recherche passionnée de ses frères, une protestation violente contre le repos qui isole et sépare…» (pag.21).

Diamo però atto a François Pierre di essere un prelato dotato di una certa apertura mentale, come è dimostrato dalla sua comprensione del personaggio tratteggiato da Brel in L’ivrogne, e soprattutto di avere avuto un eccezionale tempismo: nel 1961 Brel si era messo alle spalle le tentazioni della fede cristiana, e aveva già iniziato a cantare in pubblico canzoni come Les bourgeois e Les bigotes. Ancora pochissimo tempo e sarebbe stato alquanto azzardato prenderlo come esempio di buon cristiano…